Incidenti stradali causati da cinghiali, è il Vastese la zona a più alto rischio

Il problema dei danni provocati dai cinghiali è definito «attuale e sempre più allarmante», in virtù della crescita progressiva negli anni: dai 96 casi registrati nel territorio provinciale nel 2016 si è passati ai 149 del 2017, ai 198 del 2018 e ai 97 dei primi sei mesi dell’anno in corso. Lo studio è stato inviato all’Assessorato regionale alla Salute, al Prefetto e a tutti i sindaci della provincia di Chieti con indicazioni sui possibili interventi per ridurre i rischi per gli automobilisti.

«Osservando la geolocalizzazione dei sinistri - spiega Torzi, che ha curato personalmente lo studio insieme ai veterinari Pietro Di Taranto e Alessia Ioannoni del Servizio igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche - si può notare come questi avvengano prevalentemente in zone agricole percorse da strade a scorrimento veloce. Un esempio è dato dal tratto di SS16 attraversato dai cinghiali che, provenienti dalle zone collinari, si dirigono verso la riserva naturale di Punta Aderci, ricca di coltivazioni e con pochi insediamenti umani. Tale riserva è inoltre un’area protetta, limitrofa a una zona aperta alla caccia, verso cui gli animali in fuga si dirigono per trovare rifugio. I nostri dati - aggiunge - possono risultare utili alle Amministrazioni locali per individuare questi tratti stradali e installare reti di protezione, dissuasori o altri dispositivi in grado di impedire l’attraversamento dei cinghiali».

I ritrovamenti nel Vastese sono avvenuti soprattutto lungo la SS16 e la SS650 dove si contano rispettivamente 98 e 27 casi. Il Comune più colpito è quello di Vasto dove sono stati rinvenuti 101 esemplari morti di cinghiale, seguono Casalbordino (64) e Torino di Sangro (32). Nel Comune di Vasto la situazione sembra essere notevolmente peggiorata negli ultimi mesi, tant’è vero che il numero di esemplari morti di cinghiale registrati a partire dall’anno 2018 è tre volte superiore rispetto a quello censito nel 2016 e nel 2017.
Per quanto riguarda i distretti di Lanciano e Chieti, i Comuni più interessati sono Ortona (28), Fossacesia (20), San Vito Chietino (18) e Lanciano (17). Anche in questo caso, il maggior numero dei decessi si registra lungo le due strade a scorrimento veloce: la SS16 e la SS652.
Lo studio del Dipartimento di Prevenzione ha valutato anche il rischio di collisione con i cinghiali nei singoli Comuni, rapportando il numero di esemplari morti rinvenuti in seguito a incidente stradale all’estensione in chilometri quadrati di ciascun Comune. Nel distretto di Vasto si confermano come maggiormente interessati Vasto e Casalbordino seguiti da Pollutri e Torino di Sangro. Nel distretto di Lanciano, il Comune in cui si registrano più incidenti è San Vito Chietino seguito da Rocca San Giovanni, Treglio e Fossacesia. Infine, nel distretto di Chieti, il Comune di Ortona è al primo posto seguito da Casacanditella, Sant’Eusanio del Sangro e Villamagna.

Lo studio ha permesso anche di circoscrivere il periodo dell’anno in cui si verifica il maggiore numero di incidenti stradali, limitato tra marzo e novembre, con picchi ad aprile e maggio. Due le possibili ragioni: da un lato in quei mesi c’è maggiore disponibilità di frutti e ortaggi, con la maturazione di cereali invernali (giugno-luglio) e dei cereali estivi (settembre-ottobre) che spinge i cinghiali selvatici a frequenti spostamenti per la ricerca di cibo; dall’altro le condizioni climatiche più favorevoli e le giornate con più ore di luce determinano l’aumento del numero di autovetture circolanti.
I mesi a più alta frequenza di incidenti sono maggio, perché le femmine di cinghiale che hanno partorito e allattano si spostano in cerca di cibo per via di esigenze alimentari aumentate, e ottobre-novembre, a causa del picco dei calori delle femmine che induce i maschi a percorrere lunghe distanze per accoppiarsi.
Il comportamento crepuscolare-notturno del cinghiale, dovuto al disturbo da parte delle persone, fa sì che gli incidenti stradali avvengano prevalentemente di notte: il 62,59% degli esemplari è morto in orari notturni. Il decesso dei rimanenti 202 cinghiali, anche se rinvenuti di giorno, è spesso la conseguenza di incidenti stradali notturni non denunciati dai conducenti al momento della collisione.
Tra i possibili interventi a tutela degli automobilisti, lo studio segnala alcune sperimentazioni innovative, adottate ad esempio in Emilia Romagna, dove è stato utilizzato un impianto che si basa su sensori di movimento, in grado di rilevare e segnalare la presenza di fauna in prossimità della strada e attivare dispositivi luminosi di allarme per avvisare gli automobilisti di ridurre la velocità, solo in caso di reale pericolo. Altre soluzioni proposte sono la cartellonistica verticale non convenzionale, dissuasori acustico/visivi basati sull’utilizzo di luci a led e in grado di emettere segnali sonori, attivati dai fari degli autoveicoli. Vi sono anche app per smartphone che, utilizzando i dati in archivio, segnalano ai conducenti i tratti stradali a maggiore rischio di collisione.
Lo studio evidenzia infine l’assenza nel territorio della provincia di Chieti di casi di Trichinella spp., una zoonosi parassitaria causata dall’ingestione di carne cruda o poco cotta di cinghiale e che può causare febbre e altre reazioni nell’uomo, anche se la situazione va monitorata in Abruzzo poiché negli ultimi anni sono stati registrati tre focolai di trichinellosi a Castel di Sangro e Popoli.
Lo studio completo è disponibile per il download in formato.pdf